SCORZÈ - «Centomila euro o vi metto il tallio nell’acqua». La mail inviata alla sede centrale della San Benedetto, a Scorzé, chiedeva una somma a sei cifre, quella arrivata agli indirizzi dei fratelli Lando, dell’omonima catena di supermercati discount, si accontentava di uno zero in meno e domandava 20 mila euro. Ma d’altronde David Sirca, triestino classe 1973, a processo nei tribunali di mezza Italia, era abituato a modulare le sue pretese in funzione del suo bersaglio: quando aveva minacciato di avvelenare i cavalli di una scuderia, per esempio, si era limitato a una richiesta di quattromila euro.

Se gli importi cambiavano, il metodo invece restava sempre lo stesso: un ricatto spedito via posta elettronica criptata, sfruttando i canali e i sistemi che si appoggiano al deep web, le criptovalute indicate come metodo di pagamento non tracciabile. In tutto il Paese, sono decine e decine le aziende che quattro e cinque anni fa hanno ricevuto le stesse minacce; otto hanno sede nel Veneziano, ed ecco perché il 53enne giuliano ieri era al centro di un procedimento nelle aule di piazzale Roma.

A contestare la tentata estorsione, per il territorio lagunare, è il pubblico ministero Christian Del Turco, che ieri ha discusso davanti al giudice la perizia eseguita sui materiali sequestrati a Sirca. La polizia postale di Venezia, infatti, aveva recuperato il computer usato dal triestino e poi gli esperti informatici l’avevano passato al setaccio: nonostante Sirca avesse utilizzato browser web e programmi di posta elettronica specifici per la navigazione e l’invio criptato (Tor, Onion, Proton mail), era comunque stato possibile recuperare tracce degli account email da cui erano partite le lettere minatorie; un ulteriore controllo nei meandri dell’hard disk avevano restituito persino alcune delle mail in questione, i tecnici delle forze dell’ordine avevano scavalcato anche gli effetti di un software professionale di pulizia. La perizia tecnica, invece, ha avuto qualche inciampo: tra le chiavi di ricerca usate per scandagliare il materiale recuperato si è dimenticato di impiegare una delle parole fondamentali - “tallio”, ad esempio - e per questo ieri in aula il pm ha chiesto un’integrazione della perizia, rinviando di fatto alla prossima udienza tanto l’esame delle prove quanto il confronto con l’accusato, ora previsto per il 21 maggio.