MOTTA «Pagatemi o vi avveleno i prodotti». Una mail innocua, solo in apparenza, inviata alla sede centrale della catena dei supermercati Visotto, a Motta di Livenza, e all’azienda vitivinicola “Terre Grosse” di Zenson di Piave. Fino a quando è scattato il ricatto, da un indirizzo non identificabile che si collegava a quelle prima missiva, a cui ne sono poi seguite altre: «In caso di mancato contatto o di non avvenuto pagamento, l’avvenuto avvelenamento dei prodotti verrà divulgato attraverso gli organi di stampa». Una minaccia che ha fatto scattare l’allarme e che ha portato, dopo le indagini del caso, un genio del computer di 50 anni, residente a Trieste e attualmente detenuto in carcere a Padova per altra causa ma per reati simili, difeso dall’avvocato Roberto Boev, davanti ai giudici del tribunale di Treviso per rispondere del reato di tentata estorsione. Due fascicoli distinti che ieri mattina sono stati riuniti in un unico procedimento penale che entrerà nel vivo il 6 febbraio dell’anno prossimo quando in aula sfileranno i testimoni del pubblico ministero.

I fatti contestati risalgono al periodo compreso tra il settembre 2021 e il marzo 2022, epoca appena successiva all’eliminazione delle restrizioni dovute alla pandemia Covid. Quando cioè l’economia, soprattutto per le piccole e medie aziende, stava riprendendo a ingranare. E l’imputato, stando a quanto sostenuto dalla Procura di Treviso, avrebbe sfruttato proprio il timore di un danno reputazionale e di produzione che avrebbe di fatto messo in grossa crisi le realtà scelte come vittime. Partendo dal presupposto che sia la Visotto che l’azienda agricola “Terre Grosse” non avevano mai avuto rapporti con il 50enne, il meccanismo messo in atto dall’imputato assomiglia a una sorta di pesca a strascico: colpire più obiettivi per riuscire a incassare denaro almeno da qualcuno. Diverse, infatti, stando alle indagini, sono stati i tentativi di estorsione, ma solo quelle ai danni della Visotto e di Terre Grosse hanno portato all’identificazione del (ancora presunto) responsabile. Che tra l’altro rischiava di rimanere nel più totale anonimato se non fosse stato per un’indagine della Procura di Roma e dell'Europol che aveva messo gli occhi su alcuni raggiri connessi ad altri delitti di frode informatica ed estorsione.