Accanto a loro, Antonella Titone per l’olivicoltura, Margherita Mastromauro per la pasta, Pierluigi Roscioli per la panificazione, Federica Russo Galla per la pasticceria, Eugenio Morrone per la gelateria e Nicola Bertinelli per l’arte casearia. Percorsi diversi, uniti da un principio: la cucina italiana non vive soltanto nei piatti, ma nelle filiere, nei laboratori, nei campi, nelle aziende familiari e nella capacità di trasmettere conoscenza.Il premio, istituito per legge nel 2024, fotografa così un’Italia gastronomica più ampia dello chef celebrato e della sala stellata. È un riconoscimento alla competenza, ma anche alla continuità: quella che permette a un forno romano, a un frantoio siciliano, a un pastificio pugliese o a una cantina toscana di parlare al mondo senza perdere accento.Il rischio, in operazioni istituzionali di questo tipo, è trasformare il Made in Italy in una formula buona per ogni discorso. I dieci premiati ricordano invece che dietro quella formula ci sono persone, gesti, imprese e responsabilità. Il gusto, prima di diventare bandiera, resta un lavoro quotidiano.