In Italia, la scuola fino al 1976 iniziava il primo ottobre. A partire dall’anno scolastico successivo (grazie alla “mini-riforma” introdotta dalla Legge 517 del 4 agosto 1977), la data della prima campanella venne anticipata a settembre. Forse sarebbe il caso di tornare a rivedere il calendario scolastico. A dettare questa necessità è il cambiamento climatico: il torrido caldo di questi giorni chiama in causa il tema del benessere fisico delle persone.
Ciascuno di noi, in quest’ultime settimane fatica a concentrarsi, a lavorare, a studiare, a leggere senza un condizionatore. D’altro canto, in Italia, son pochi gli uffici pubblici (e privati) che non li hanno. Chi, invece, non ne ha ancora diritto sono i bambini. D’altro canto loro non hanno un sindacato a difenderli. Gli unici che, talvolta, danno voce alle loro istanze sono i genitori che anche in quest’estate si sono fatti sentire in alcuni casi chiedendo aule climatizzate.
Ma quanto costerebbe installare impianti in tutte le nostre aule? Quali sarebbero i costi di manutenzione? E quelli energetici? Non solo. Gli ambientalisti potrebbero citare anche la questione delle emissioni ma potremmo loro rispondere se di fronte a questo caldo, son capaci di sopravvivere senza l’aria condizionata. Provando ad essere più realisti del re, tuttavia, non credo che vedremo mai le nostre aule con un clima ideale per fare lezione.







