I periodi di caldo si allungano e interessano mesi in cui le scuole sono aperte. Ciò ha conseguenze sugli apprendimenti e sul benessere degli studenti. Ci sono buone ragioni per investire subito in misure di raffrescamento degli edifici scolastici.
La maturità “bollente” del 2026
Mentre mezzo milione di studenti affrontava la maturità, l’Italia era investita dalla seconda ondata di calore della stagione. Iniziata il 17 giugno, ha portato le temperature fino a 10-12 gradi sopra le medie del periodo e, il 30 giugno, il bollino rosso in ben 25 città, secondo il ministero della Salute. Un giugno che, a stare ai dati delle agenzie ambientali regionali, è tra i più caldi degli ultimi settant’anni, secondo solo a quello del 2003. Studiare e sostenere un esame con queste temperature non è solo scomodo: è un ostacolo educativo, come mostrato da Paolo Brunori e dai suoi coautori in un articolo su lavoce.info.
Il problema nasce dall’arretratezza delle strutture scolastiche italiane, oggi non più adeguate alle condizioni climatiche del paese. Come mostriamo nel rapporto “L’estate addosso”, per risolverlo è necessario investire, in modo mirato, su due fronti dell’infrastruttura scolastica: impianti di ventilazione e climatizzazione delle aule attraverso pompe di calore e interventi passivi come schermature solari e isolamento termico.






