A pochi chilometri da Piazza San Marco cresce la Dorona veneziana, un vitigno identitario quasi scomparso dopo l’alluvione del 1966 e sopravvissuto tra pochi filari dimenticati. Una specie che può essere coltivata solo nelle isole della laguna e che attira visitatori in cerca di una città diversa: agricola, silenziosa e scandita dai ritmi della naturaQuesto articolo è tratto dal nostro mensile Cibo, disponibile sulla app di Domani e in edicolaCibo è il nostro inserto mensile che racconta il mondo attraverso ciò che mangiamo. Esce l'ultimo sabato di ogni mese sulla app di Domani e in edicola. In ogni numero svisceriamo un tema diverso con articoli, approfondimenti e commenti: questo mese parliamo di come la lingua della moda si intreccia con quella del settore gastronomico, dalla foodification dei vestiti alle collaborazioni tra grandi chef e maison. Qui troverete man mano tutti gli altri articoli di questo numero. In questa pagina, iMaria Michela D’AlessandroClasse ’93, romana ma da sempre con un piede fuori casa. È laureata in Giornalismo internazionale tra Berlino e San Pietroburgo, si occupa principalmente di esteri. Ha collaborato con The Moscow Times, Al Jazeera, Euronews, Il Caffè settimanale e ha lavorato come fact-checker per Lead Stories. Sportiva da sempre, dal calcio giocato è passata direttamente a correre maratone. Oggi è giornalista a La7. Domani, chi lo sa.
La riscoperta della Dorona, l’uva d’oro della Laguna
A pochi chilometri da Piazza San Marco cresce la Dorona veneziana, un vitigno identitario quasi scomparso dopo l’alluvione del 1966 e sopravvissuto tra pochi filari dimenticati. Una specie che può essere coltivata solo nelle isole della laguna e che attira visitatori in cerca di una città diversa: agricola, silenziosa e scandita dai ritmi della natura








