Di: SRF/Pa.St. La roccia è instabile, la neve è quasi totalmente assente e le temperature si situano sopra lo zero: anche in alta montagna sono evidenti i segni del caldo di queste settimane. Tanto che “le escursioni in alta quota sono diventate più rischiose e tecnicamente più impegnative” avverte Rita Christen, presidente dell’Associazione svizzera delle guide di montagna (ASGM).Un esempio è il Cervino: nonostante i suoi 4’478 metri, la vetta situata tra Vallese e Valle d’Aosta è quasi completamente priva di neve e ghiaccio. Sono condizioni che potrebbero apparire ideali per l’arrampicata. In realtà rappresentano una preoccupazione per gli esperti: le temperature elevate aumentano infatti il rischio di franamenti.Con le temperature elevate, la vetta è quasi completamente priva di neve e ghiaccioSRFDi solito neve e ghiaccio mantengono ferme le rocce instabili nella parte superiore della montagna. Nel momento in cui questo collante naturale viene a mancare, i detriti hanno libertà di movimento.Sulla montagna in cerca di likeE il problema più grande- spiega a SRF Robert Andenmatten, specialista di soccorso di Air Zermatt - non sono i franamenti spontanei, bensì il comportamento degli alpinisti: “In molti non padroneggiano la tecnica d’arrampicata con corda corta: lasciano che la corda si trascini sul terreno per oltre venti metri, causando il distacco di rocce”. E considerando che sul Cervino sono spesso presenti contemporaneamente diverse cordate, singole pietre possono essere letali.SRF 10 vor 10 del 14.07.2026Il fenomeno è confermato da Edith Lehner, guardiana della capanna Hörnli, situata ai piedi del Cervino. “Qui non abbiamo distacchi di roccia spontanei, bensì franamenti causati dall’uomo. È una situazione che mi fa arrabbiare”. Sarebbero infatti sempre di più le persone che scalano la montagna per ricevere like sui social, senza il necessario rispetto per la natura. “Non ci sono più soltanto alpinisti, ci sono turisti. Ma il Cervino non è Disneyland”.Due alpinisti morti sul CervinoL’ultimo incidente mortale sul Cervino risale alla scorsa domenica, quando due alpinisti sono morti durante la discesa lungo la cresta dell’Hörnli. È successo verso le 11 a un’altitudine di circa 4’030 metri, come reso noto dalle autorità vallesane. Per fare luce sull’accaduto è stata aperta un’inchiesta.Proprio domenica scorsa due alpinisti sono morti sul Cervino. La cordata è precipitata durante la discesa lungo la cresta dell’Hörnli per cause ancora sconosciute. L’incidente è avvenuto verso le 11 a un’altitudine di circa 4’030 metri, come ha comunicato la Procura del Canton Vallese. I due alpinisti si trovavano in quel momento in fase di discesa. La Procura ha avviato un’inchiesta per chiarire le cause dell’incidente.La reazione delle guideDi fronte alla situazione precaria, non è mancata la reazione delle guide alpine di Zermatt: molte rinunciano completamente al Cervino oppure affrontano la risalita esclusivamente con clienti di lunga data, come di recente riferito dalla NZZ am Sonntag.Si tratta - spiega Martin Lehner, guardiano della capanna Hörnli e guida - di diminuire l’afflusso di persone, “in modo da ridurre il numero di incidenti”. Scegliendo di effettuare la risalita con clienti già noti, la cordata è abbastanza veloce da evitare l’affollamento della parte superiore della montagna.Martin und Edith Lehner, i guardiani della capanna HörnliSRF / Anna-Lisa AchtermannUna vetta per trenta persone al giorno?Quale soluzione a lungo termine contro il sovraffollamento e per ridurre i rischi in vetta, Martin Lehner propone l’introduzione di un tetto massimo giornaliero di alpinisti. “Al momento per noi l’ideale sarebbe non avere troppa gente sulla montagna” afferma, spiegando che si potrebbe per esempio pensare a un limite di circa trenta persone, “idealmente alpinisti con esperienza in grado di arrampicare con corda corta”.01:30Radiogiornale delle 07.00 del 15.07.2026: Il servizio di Monica Fornasier sulla pericolosità del CervinoRSI Info 15.07.2026, 07:00KeystoneSarebbe invece da escludere una chiusura totale della montagna, dice Edith Lehner: “ La montagna non appartiene a nessuno, non la si può chiudere” dice a SRF. E aggiunge: “Bisogna invece fare appello alla ragione, che le persone riattivino il cervello prima di fare qualcosa”.Nel frattempo gli avvertimenti sembrano già fare effetto: diversi alpinisti constatano una presenza nettamente più bassa di persone sul Cervino.