Siamo abituati a vederli da sempre, ma furono introdotti nel Mondiale del 1970. Prima le espulsioni venivano comunicate a voce dall'arbitro, come nel caso di Antonio Ubaldo Rattìn

Quando si pensa a Inghilterra-Argentina, la mente va subito al quarto di finale del 1986, quello della «Mano di Dio» e del «Gol del Secolo» di Diego Armando Maradona. Ma la rivalità tra queste due Nazionali, che stasera, 15 luglio, si affronteranno nella semifinale del Mondiale americano, affonda le sue radici almeno a vent’anni prima. È il 1966, la Coppa del Mondo ospitata dagli inglesi. Anche qui, come nel 1986, è un quarto di finale. Passerà alla storia non soltanto delle sfide tra Argentina e Inghilterra, ma «grazie» a Antonio Ubaldo Rattín (e a un semaforo) nel calcio furono introdotti i cartellini. Era il capitano e il 10 di quella Nazionale, ma non aveva alcuna caratteristica di chi veste quel numero di maglia. Anzi, era un centrocampista piuttosto ruvido. È morto recentemente all’età di 89 anni a Buenos Aires: l’Argentina l’ha ricordato indossando il lutto al braccio nel quarto di finale contro la Svizzera.

L’espulsione di Antonio Rattín

A Wembley si gioca il quarto di finale del Mondiale 1966 tra Argentina e Inghilterra. Siamo al 35esimo minuto del primo tempo. L’arbitro tedesco Rudolf Kreitlein espelle Rattín, per una motivazione che ancora oggi rimane oscura. L’argentino non ha commesso alcun fallo ma, come si leggerà poi nel referto, viene allontanato dal campo per «atteggiamento ostile». Addirittura qualche giorno dopo, interrogato dalla commissione arbitrale, il direttore di gara affermerà di averlo espulso perché «non mi piaceva come mi guardava». C’è però un problema: nel 1966 non esistevano i cartellini. Le ammonizioni e le espulsioni venivano comunicate a voce dall’arbitro al giocatore. Ma Rattín e il direttore Kreitlein non si comprendono. L’argentino non sa una parola di tedesco, mentre l’arbitro non parla spagnolo.