di

Maria Strada

Siamo abituati a vederli da sempre, ma fino al 1970 non esistevano: il cartellino giallo e quello rosso sono nati per «colpa» di un Inghilterra-Argentina del 1966 in cui Rattin non capì (o forse finse) l'arbitro tedesco

Stasera ad Atlanta si gioca una delle semifinali più cariche di storia di questi Mondiali. Inghilterra-Argentina, è risaputo, non è mai stata una partita qualunque: la rivalità, aspra, cattiva, nasce ben prima della guerra delle Falkland-Malvinas del 1982, ben prima di quel quarto del 1986 in cui Maradona produsse in sequenza la «mano de Dios» e il Gol del Secolo, e forse anche ben prima della politica. Senza quella partita, ma — tanto per restare in cifra tonda — sessant'anni fa, il calcio forse non avrebbe mai avuto i cartellini gialli e rossi.

Il 23 luglio ai quarti di finale del Mondiale inglese, a Wembley, il capitano argentino Antonio Rattin — morto per coincidenza sabato scorso a 89 anni — venne espulso al 33' dopo una serie di falli veramente severi e fastidiosi. A cacciarlo dal campo, verbalmente, l'arbitro tedesco Rudolf Kreitlein. Verbalmente perché, fino a quel momento, i direttori di gara comunicavano le sanzioni ai giocatori. Solo che Rattin non parlava né inglese né tedesco, Kreitlein non parlava una parola di spagnolo: ne seguirono undici minuti di stallo, con il centrocampista del Boca Juniors che chiedeva un interprete, contestava ogni cosa e si rifiutava di lasciare il campo. Lo stallo fu interrotto perché sugli spalti c'era il capo degli arbitri, Kenneth George Aston, che qualche parola di spagnolo la conosceva — fu lui a dirigere la violentissima Cile-Italia 1962, la «Battaglia di Santiago» — a scendere a bordo campo e a fare uscire Rattin.