ATLANTA. Una folata improvvisa, proprio come quelle di Atlanta che si carica di umidità e poi si sfoga nelle tempeste a intermittenza. Maradona arriva dentro al Mondiale così: lo travolge, lo sconvolge e poi passa. Di colpo tutto sembra tornare quieto, ma il tornado lascia sempre dei segni. Gli stessi che graffiano la città della semifinale attraversata dalle turbolenze.
Inghilterra-Argentina fatica a stare quieta, la sfida che chiama troppe contese non risolte allunga pure l’ombra di Maradona su Messi e non capitava dalla vittoria in Qatar. Diego, perenne simbolo, di colpo tornato presenza, perché il confronto con l’Inghilterra ne rievoca lo spirito e le parole così diverse da quelle di Messi. Ci voleva uno fuori scala per sfuggire ai paragoni con Maradona e persino Messi ha impiegato anni a riuscirci. Sono serviti infiniti colpi di eccellenza e un Mondiale vinto per essere alla pari o comunque fregarsene di classifiche diventate inutili davanti alla grandezza di entrambi. Eppure, Atlanta rimescola i sentimenti, richiama la voce del capopopolo che Messi non vuole avere, che Maradona continua a esercitare, anche se è morto da quasi sei anni.
LA STORIAÈ sempre Argentina - Inghilterra
dalla nostra inviata Giulia Zonca











