Si chiude con una richiesta di archiviazione l’inchiesta sulle presunte designazioni pilotate per assecondare i desiderata dell’Inter. La novità è che insieme all’ex designatore degli arbitri di Serie A e B, Gianluca Rocchi, indagato per frode sportiva, i pm di Milano, diretti da Marcello Viola, hanno iscritto anche la società dell’Inter per violazione della legge sulla responsabilità amministrativa degli enti. Una scelta dettata dal fatto che nei quattro episodi contestati a Rocchi è stato individuato un «concorso con esponenti della società sportiva Inter e previo concerto», questi ultimi «agendo per effetto dei rapporti preferenziali con Gabriele Gravina», in carica al vertice della Figc fino allo scorso 2 aprile. Tuttavia, il pm Maurizio Ascione dopo lunghi giorni di confronto con l’aggiunto Paolo Ielo, subentrato nell’indagine soltanto nelle ultime settimane, ha firmato una richiesta di archiviazione anche per il club nerazzurro. Le due richieste prendono due strade diverse. L’ufficio gip dovrà valutare la richiesta per Rocchi mentre quella per l’Inter è stata trasmessa alla procura generale di Milano. Entro sei mesi qualora il Pg non condividesse le valutazioni del pm potrebbe contestare l’illecito amministrativo. La richiesta di archiviazione - sottolinea il procuratore Viola - ricostruisce, nei limiti del materiale probatorio acquisito, la sussistenza storica dei singoli episodi di interferenza ipotizzati, attraverso l’esame analitico dei risultati delle intercettazioni telefoniche e della loro tempistica, in taluni casi comparato con gli esiti dei servizi di pedinamento». Per i pm di Milano «non si ravvisa un sistema strutturato volto a interferire sulle nomine. Distingue tra la frode sportiva penalmente rilevante, che presuppone condotte fraudolente, astrattamente idonee e volte ad incidere sulla regolarità della singola gara, dalle condotte di interferenza oggettivamente prive di tali caratteristiche». Il decreto di archiviazione per l’Inter, di cui non sono stati identificati in maniera compiuta i presunti vertici e dipendenti che avrebbe parlato con Rocchi, «è diretta conseguenza dell’esclusione del reato presupposto», ovvero la frode sportiva. Rimane aperto il capitolo sulle cosiddette “bussate” alla centro Var di Lissone, in cui oltre a Rocchi è indagato anche l'allora supervisore Var, Andrea Gervasoni. Ai colleghi di Monza, competenti territorialmente sul comune brianzolo dove si trovano le sale Var, arriveranno gli atti su Udinese-Parma del 1° marzo 2025 quando secondo la procura Rocchi, «in qualità di supervisore Var, in concorso con altre persone, durante lo svolgimento della partita» avrebbe condizionato l’addetto Var Daniele Paterna per fare in modo che il direttore di gara Fabio Maresca chiedesse l’“on field review” e assegnasse calcio di rigore a favore dei friulani, sebbene Paterna fosse di diverso avviso”. Gervasoni viene invece accusato «durante lo svolgimento della partita Salernitana-Modena» dell’8 marzo 2025 di aver incalzato e sollecitato «l'addetto Var Luigi Nasca affinché questi richiamasse» l’arbitro di campo Antonio Giua all’on field review» per cambiare la decisione sulla concessione di un rigore a favore della squadra emiliana. Le carte del lungo approfondimento sul mondo del arbitrale saranno spedite alla Procura Federale della Figc e alla procura generale sportiva del CONI perché valuti se ci sono illeciti sportivi mentre la posizione di Daniele Paterna, l'assistente Var che si vede nell'ormai noto video girarsi e chiedere a chi bussava «È rigore?» durante Udinese-Parma resterà a Milano perché la presunta falsa testimonianza è avvenuta durante la deposizione nell'ufficio di Ascione. Le condotte degli indagati Luigi Nasca e Rodolfo Di Vuolo, accusati di 'frode sportiva' sempre sulla questione 'bussate', saranno vagliate a Monza.