Come era ampiamente annunciato, la Procura di Milano ha chiesto l’archiviazione per l’ex designatore arbitrale Gianluca Rocchi indagato per frode sportiva in concorso con esponenti della società Inter non identificati. Ma il dato di novità è che allo stato del procedimento, in attesa della pronuncia del Gip, la società di viale Liberazione risulta indagata per la legge 231 sulla responsabilità amministrativa degli arbitri e in base all’articolo 8 che prevede l’iscrizione, anche se non viene identificato l’autore del reato presupposto, in questo caso la frode sportiva. Nel mirino del fascicolo sono finite quattro partite dell’Inter con relative designazioni. Mentre la tranche che riguarda le bussate alla sala Var di Lissone sono state trasferite per competenza alla Procura di Monza. Contemporaneamente l’aggiunto Paolo Ielo e il pm Maurizio Ascione, titolare iniziale del fascicolo, nato nella fine del 2024 e conta, comprese le bussate al Var, cinque indagati, hanno trasmesso tutti gli atti alla Procura federale.
Secondo quanto scrive la Procura di Milano, dunque, “la richiesta di archiviazione ricostruisce nei limiti del materiale probatorio acquisito la sussistenza storica dei singoli episodi di interferenza ipotizzati attraverso l’esame analitico dei risultati delle intercettazioni in taluni casi comparato con gli esiti dei servizi di pedinamento”. In base a tutto questo la Procura, diretta da Marcello Viola, “non ravvisa un sistema strutturato volto a interferire sulle nomine”. Per questo “distingue dalla frode sportiva penalmente rilevante che presuppone condotte fraudolente astrattamente idonee e volte a incidere sulla regolarità della singola gara, dalle condotte di interferenza oggettivamente prive di tali caratteristiche”.










