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Nel giro di un giorno, il presidente statunitense Donald Trump si è rimangiato che anche gli Stati Uniti avrebbero chiesto un pedaggio alle navi che vogliono passare dallo stretto di Hormuz, come fa l’Iran, e ha annunciato l’inizio di un nuovo blocco navale ai porti iraniani. Nel frattempo ha minacciato di aumentare gli attacchi contro l’Iran, che in questi giorni si sono concentrati su obiettivi militari nei dintorni dello stretto, per colpire anche le infrastrutture energetiche, riesumando così la retorica di minacce e ultimatum mantenuta a lungo durante la guerra.
È una raffica di annunci notevole persino per gli standard di Trump, e segnala che sta esaurendo le opzioni. Trump le sta provando tutte per superare lo stallo nello stretto di Hormuz, che sia lui che l’Iran dicono di controllare sulla base di interpretazioni diverse dell’accordo preliminare per la fine della guerra, firmato a giugno. Nessuna tattica però sta funzionando. L’Iran è inamovibile, anche perché le fazioni più estremiste del regime vogliono mantenere il controllo dello stretto e stanno sabotando ogni compromesso.
La mossa sul pedaggio è significativa. Martedì Trump ne aveva annunciato uno del 20 per cento sul valore del carico delle navi: questo contraddice palesemente la linea che la sua amministrazione ha sempre mantenuto nei negoziati con l’Iran, secondo cui è inaccettabile chiederne uno perché lo stretto è uno snodo commerciale internazionale che non può essere sottoposto a limitazioni dei singoli paesi.













