Lorenzo Vita

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L’unico dato certo è che le navi sono ferme. Ma sul destino dello Stretto di Hormuz, i punti interrogativi restano. Donald Trump ha imposto il blocco navale ma ha fatto marcia indietro sui pedaggi. Mentre l’Iran spera di usarlo come la sua vera arma strategica, per decidere gli equilibri economici dell’intera regione. Secondo l’agenzia di stampa iraniana Fars, il traffico attraverso lo Stretto è completamente paralizzato. Lo stesso sito di tracciamento marittimo Marine Traffic è riuscito a rilevare il passaggio di sole 10 navi. Per Teheran, l’intelligence della Repubblica islamica è l’unica forza capace di controllare lo Stretto e accusa le compagnie di navigazione di disattivare i sistemi di navigazione per solcare la rotta meridionale evitando le forze di Teheran. Secondo la Persian Gulf Authority, la nuova autorità istituita dall’Iran per supervisionare Hormuz, dalla firma del memorandum a oggi, “più di 200 navi non iraniane hanno coordinato” con Teheran il loro transito nello Stretto. E se la Repubblica islamica spera che questo meccanismo si strutturi in qualcosa di definitivo, a tenere banco è soprattutto il blocco imposto da Trump e i suoi piani per il futuro. Dopo che il presidente degli Stati Uniti ha ordinato lo stop alla navigazione da e verso l’Iran, nella comunità internazionale è scattato un nuovo allarme.