I pasdaran non mollano sullo Stretto di Hormuz neanche di fronte alla nuova ondata di attacchi americani. «Resterà chiuso fino a quando le aggressioni non si fermeranno», hanno ribadito con forza. Donald Trump però non solo non intende allentare la morsa su Teheran, ma è sempre più tentato da una vera e propria escalation, con l'obiettivo di sbloccare la paralisi nello Stretto e poi affrontare il nodo del nucleare. Con il memorandum of understanding che traballa sotto il peso dei raid incrociati, il commander-in-chief lascia intendere che dalla settimana prossima per l'Iran la situazione potrebbe peggiorare.

«Distruggeremo tutte le loro centrali e tutti i loro ponti, a meno che non si siedano al tavolo delle trattative», ha tuonato, spiegando che gli attacchi Usa andranno avanti «fino a quando non dirò basta». Il presidente Usa ha lasciato l'energia come l'ultimo dei suoi target ma ora, di fronte a un Iran che non si piega, sta valutando il colpo che ritiene definitivo: colpire il petrolio. E per questo ha convocato il Consiglio di sicurezza nazionale nella Situation Room trasformando la riunione in un vero e proprio vertice di guerra, per valutare tutte le opzioni sul tavolo. Intanto è atteso per lunedì alla Casa Bianca, il primo ministro di Israele Benyamin Netanyahu