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I pasdaran non mollano sullo Stretto di Hormuz neanche di fronte alla nuova ondata di attacchi americani. «Resterà chiuso fino a quando le aggressioni non si fermeranno», hanno ribadito con forza. Donald Trump però non solo non intende allentare la morsa su Teheran, ma è sempre più tentato da una vera e propria escalation, con l'obiettivo di sbloccare la paralisi nello Stretto e poi affrontare il nodo del nucleare.Le minacce di Trump

Con il memorandum of understanding che traballa sotto il peso dei raid incrociati, il commander-in-chief lascia intendere che dalla settimana prossima per l'Iran la situazione potrebbe peggiorare. «Distruggeremo tutte le loro centrali e tutti i loro ponti, a meno che non si siedano al tavolo delle trattative», ha dichiarato, spiegando che gli attacchi Usa andranno avanti «fino a quando non dirò basta». Il presidente Usa ha lasciato l'energia come l'ultimo dei suoi target ma ora, di fronte a un Iran che non si piega, sta valutando il colpo che ritiene definitivo: colpire il petrolio. Per questo ha convocato il Consiglio di sicurezza nazionale, trasformando la riunione in un vertice per valutare tutte le opzioni sul tavolo. Fra le ipotesi c'è anche la presa di controllo dell'isola di Kharg – da dove parte il 90% dell'export di petrolio iraniano – e Trump non esclude la possibilità di truppe di terra.