Da anni il Cremlino assolda hacktivisti, universitari, aziende e criminali informatici per attività di spionaggio mediante attacchi informatici. Ecco chi c'è dietro e i soggetti sanzionati da Ue e Regno Unito
Così come un esercito possiede il proprio reparto, anche gli hacker agli ordini del Cremlino sono distinti in gruppi che dirigono le loro operazioni contro determinati obiettivi. A fare un po’ di luce sulle divisioni dei cybercriminali russi in passato ci hanno pensato le varie aziende di sicurezza informatica.
Più di recente, 13 luglio 2026, l’Unione Europea ha invece denunciato le operazioni di alcune divisioni degli hacker al servizio del Cremlino, che hanno colpito infrastrutture e Paesi europei (anche hackerando videocitofoni per tenere sotto controllo le basi Nato). «Per anni, l'Fsb ha condotto un'ampia gamma di attività informatiche dannose, di gravità crescente, che hanno colpito l'Ue, i suoi Stati membri e i partner internazionali, in particolare l'Ucraina. Queste attività hanno incluso l'infiltrazione in reti governative e il sabotaggio di infrastrutture critiche. Tra gli altri, Francia, Germania, Polonia, Cipro, Paesi Bassi» ha affermato il Consiglio europeo.
Benché la denuncia sia di queste ultime ore, in realtà le operazioni proseguono da almeno 16 anni; ora arrivano le prime restrizioni a «nove individui e quattro entità» non meglio precisate, ma che prevedono anche sanzioni ad ufficiali dell’intelligence russa Gru (Glavnoe razvedyvatel'noe upravlenie - Direzione generale per le informazioni militari), criminali informatici, hacktivisti e aziende private.













