Roma, 14 lug. (askanews) – Lo stop alla possibilità di miscelare olio vergine a extravergine risponde alle nostre richieste per fermare le manovre dei trafficanti di olio e fare piena trasparenza su un settore cardine del Made in Italy, con misure strutturali efficaci per salvaguardare la salute dei cittadini e il reddito degli agricoltori. Così Coldiretti e Unaprol commentando l’annuncio fatto dal Ministro dell’Agricoltura e della Sovranità alimentare Francesco Lollobrigida fatto al tavolo di filiera convocato a Roma.

Un impegno importante quello a modificare nelle prossime ore la circolare relativa alla miscelazione, per garantire maggiore chiarezza normativa. Una risposta all’istanza di intervento urgente inviata nei giorni scorsi da Unaprol ai vertici del Masaf e all’Icqrf. La pratica del blending, tollerata in Italia sulla base di vecchie circolari ministeriali ed europee, consente oggi all’industria di correggere i difetti di un olio vergine “annegandolo” in una percentuale di extravergine per rispettare i parametri chimici di legge previsti ma svuotando di significato le analisi sensoriali (Panel Test) e ingannando di fatto il cittadino sulla reale purezza del prodotto.

La modifica alla circolare invocata da Coldiretti e Unaprol risponde così al principio ribadito che un prodotto di minor pregio non può acquisire una diversa classificazione attraverso operazioni di miscelazione. Nell’ultimo anno il prezzo dell’olio extravergine è crollato del 50%, mentre i costi sostenuti dagli olivicoltori italiani sono aumentati di oltre 200 euro per ettaro, secondo le elaborazioni del Centro Studi Divulga. Un paradosso che trova spiegazione analizzando i dati della filiera. L’Italia produce infatti circa 234 milioni di litri di olio extravergine d’oliva a fronte di consumi interni pari a 461 milioni di litri, esportazioni per 318 milioni di litri e importazioni che raggiungono i 545 milioni di litri all’anno.