Roma, 17 lug. (askanews) – La nuova circolare del Masaf su miscelazione oli mette nero su bianco il divieto, assoluto, di etichettare come olio EVO il prodotto che non deriva da solo extravergine. Un ulteriore tassello rispetto all’obiettivo di combattere in modo netto, a tutela di olivicoltori e consumatori, gli illeciti nel settore. Così Cia-Agricoltori Italiani rilanciando l’urgenza di una strategia più organica per affrontare le criticità del comparto e assicurargli un futuro.
Cia sostiene da sempre che vendere come EVO un prodotto ottenuto dall’aggiunta, seppur minima, di olio non extravergine è una vera e propria frode e configura un inganno ai consumatori. Per questo è importante che si intervenga anche a livello Ue con più esplicite disposizioni in merito.
D’altro canto, prosegue Cia, è evidente che la battaglia per la salvaguardia della qualità e della reputazione dell’olio EVO passa per una più ampia e articolata azione a tutela della tenuta e della competitività delle aziende olivicole e dell’intera filiera nazionale, superando nodi strutturali storici.
Nell’immediato, come ribadito anche nell’ultimo Tavolo di settore al Ministero, per Cia è urgente affrontare la preoccupante situazione di mercato che evidenzia giacenze di olio extravergine sfuso, nazionale e non (al 30 giugno 2026) pari a più di 180 mila tonnellate, di cui 112mila di EVO sfuso italiano. Sempre dati ufficiali, parlano di quantità di prodotto, olio EVO, in giacenza di origine italiana ed extra Ue superiori rispettivamente del 127% e dell’88% rispetto al 2025.












