Se miscelato con olio vergine non si potrà più chiamare olio extra vergine d'oliva, le nuove regole del ministero

@Canva

Per anni, secondo l’orientamento seguito dalle autorità italiane, un olio vergine poteva essere mescolato con uno extravergine e, se il prodotto finale rispettava i parametri chimici e superava il giudizio degli assaggiatori, arrivare sullo scaffale con la denominazione più pregiata. La bottiglia, in sostanza, faceva carriera per media ponderata.

La circolare numero 0347821 del 16 luglio 2026 cambia l’orientamento italiano: basta la presenza di olio di oliva vergine perché l’intera miscela debba essere classificata ed etichettata nella categoria inferiore. Mescolare i due oli resta possibile. A sparire è la possibilità di chiamare extravergine il risultato.

Il Ministero dell’Agricoltura presenta il provvedimento come una stretta a tutela di consumatori, olivicoltori e qualità del Made in Italy. La storia normativa è un po’ meno solenne. A gennaio, la Corte dei conti europea aveva segnalato che le regole dell’Unione sulla miscelazione tra oli vergini di categorie diverse erano poco chiare e venivano interpretate in maniera differente dagli Stati membri.