Roma, 16 lug. (askanews) – Una storica vittoria contro i trafficanti di olio e contro chi specula sulla salute dei cittadini e il reddito degli agricoltori. Così Coldiretti e Unaprol commentano la circolare emanata dal Masaf in base alla quale l’olio ottenuto dalla miscelazione tra extravergine e vergine non potrà avere sull’etichetta la denominazione ‘Olio di oliva extravergine’, così da difendere il settore da truffe e speculazioni.
Un passo importantissimo, spiegano Coldiretti e Unaprol, a cui ora dovrà seguire il rafforzamento del sistema dei controlli attraverso nuove metodologie analitiche, il potenziamento della rete dei laboratori e l’allineamento delle banche dati dogane, Icqrf, Agea per un potenziamento del Sian. Risonanza magnetica, mappa genetica e mappatura isotopica possono consentire di accertare con precisione l’origine dell’olio e devono poter essere utilizzate anche come prove in sede giudiziaria, per fermare definitivamente chi penalizza i produttori italiani pagandoli al di sotto dei costi di produzione.
La pratica della miscelazione, consentita sino ad oggi, permetteva di correggere i difetti di un olio vergine attraverso la miscelazione con una quota di extravergine, rispettando formalmente i parametri chimici previsti dalla normativa ma svuotando di significato le analisi sensoriali del Panel Test e inducendo il consumatore a ritenere extravergine un prodotto che non lo è realmente. La modifica contenuta nella circolare riafferma così un principio fondamentale: un olio di categoria inferiore non può ottenere una classificazione più pregiata semplicemente attraverso operazioni di miscelazione. La misura prevede tra l’altro che l’olio miscelato se già confezionato, potrà essere posto in commercio fino all’esaurimento delle scorte, ma nel caso dello sfuso dovrà essere riclassificato come “olio di oliva vergine” entro 30 giorni a partire dalla data di pubblicazione sulla Gazzetta Ufficiale. Un passo importante per gli olivicoltori italiani in un momento difficile per il settore.








