Un’onda gialla ha invaso piazza Ferrarese per denunciare quello che Coldiretti e Unaprol definiscono il business dei «trafficanti dell’olio»: migliaia di agricoltori – provenienti da tutta Italia - sono scesi in piazza a Bari contro le frodi che, secondo le organizzazioni agricole, mettono a rischio la salute dei consumatori e stanno facendo crollare il valore dell’olio extravergine italiano. Presente anche l’assessore regionale Francesco Paolicelli. Nel mirino le pratiche di adulterazione e le importazioni estere che avrebbero contribuito a dimezzare in un anno il prezzo riconosciuto agli olivicoltori, passato da circa 9 a poco più di 5 euro al litro. Da qui la richiesta di controlli più severi, attraverso strumenti scientifici come la mappatura isotopica e la risonanza magnetica nucleare per certificare l’origine del prodotto.

Secondo l’analisi di Coldiretti e Unaprol, le quotazioni dell’extravergine stanno registrando una caduta verticale. Una situazione aggravata dall’aumento dei costi energetici legati alla crisi internazionale, che pesa per oltre 200 euro in più per ettaro sulle aziende olivicole. Per le due organizzazioni agricole, i numeri della filiera evidenziano diverse anomalie. A fronte di una produzione nazionale di circa 234 milioni di litri di olio extravergine, i consumi interni raggiungono i 461 milioni di litri, mentre le importazioni superano i 545 milioni di litri l’anno. «I conti non tornano», sostengono Coldiretti e Unaprol, denunciando il rischio di frodi sull’origine del prodotto.