Caro direttore,una delle prime cose che ci insegnano all’università è che la norma giuridica è legge generale e astratta, che si applica a una serie indefinita di casi futuri. La legge elettorale dovrebbe avere per eccellenza queste caratteristiche. Infatti, nelle grandi democrazie le leggi elettorali restano in vigore, con rare modifiche, per tempi molto lunghi, in alcuni casi per secoli. In Italia, invece, siamo assuefatti alla trasformazione della legge elettorale in una «legge di scopo», pensata per assecondare uno specifico disegno politico e alla luce dei sondaggi del momento. Di qui la girandola inesausta dei modelli degli ultimi decenni: il Mattarellum (1993), il Porcellum (2005), l’Italicum (2015), il Rosatellum (2017) e infine lo Stabilicum o Melonellum che è in discussione alle Camere.Tutte leggi con limiti di vario genere, due delle quali addirittura dichiarate incostituzionali.
Lo Stabilicum sembra pensato per battere tutti i record, tali e tanti sono i vizi che lo caratterizzano.Il primo è connesso proprio allo scopo, che è quello di restringere la sovranità che appartiene al popolo (art. 1 Cost). Infatti, quello di evitare il cosiddetto pareggio (che pareggio non sarebbe, ma solo mancanza di una maggioranza autosufficiente) è un legittimo obiettivo politico, ma non può tradursi in una camicia di forza da mettere agli elettori perché non possano peccare. In tutte le democrazie parlamentari è il corpo elettorale che decide di dare la maggioranza a uno dei contendenti, oppure di non darla a nessuno. In Germania, in Francia, in Spagna … in tutte le democrazie, se gli elettori non ritengono di assegnare una maggioranza predefinita perché nessuna proposta li convince, possono farlo perché si vota per la rappresentanza parlamentare. Il problema è dei partiti che non li hanno convinti e che dunque dovranno cercare di formare maggioranze in parlamento oppure tornare al voto, non degli elettori che li hanno giudicati.









