Ci sono pochi temi sui quali c’è una ampia e variegata giurisprudenza costituzionale come accade con la legge elettorale per il Parlamento.

Questa condizione, che rappresenta di per sé una anomalia, ne genera a sua volta un’altra: non c’è tema del dibattito politico che non genera più strali di illegittimità costituzionale (da una parte o dall’altra) quanto ogni nuova legge elettorale.

Com’è mai possibile che proprio laddove gli elementi valutativi sono più chiari, la decisione politica susciti dibattiti del genere?

Alcune ragioni sono chiare. La prima è la deriva a cui porta la linea “anti-costituzionale” del c.d. “campo largo” quale parte dell’opposizione.

La coalizione sinistra-sinistra, infatti, non manca occasione per denunciare (spesso a torto) un provvedimento della maggioranza di governo come illegittimo: incostituzionale il Premierato, incostituzionale il “regionalismo differenziato”, incostituzionale la separazione delle carriere e ancora l’abrogazione dell’abuso d’ufficio, la riforma della Corte dei Conti, etc. etc. e ora – ovviamente – anche la legge elettorale rappresenta, secondo questa narrazione, un nuovo pericolo per la Repubblica.