La legge elettorale assicura la partecipazione attraverso il medium della rappresentanza, che tale deve restare e non scadere in finzione e occultare meccanismi di decisione elitari. Questo solo è il terreno sul quale ragionare di sistema elettorale.

Non le proiezioni sugli esiti delle prossime elezioni, i pareggi, gli equilibri delle coalizioni, i calcoli ingegneristici per assicurarsi la vittoria (fra l’altro, pure con scarsa memoria degli insuccessi di tali tentativi).

Non è solo questione del rispetto dei criteri della Commissione di Venezia (in primis, sull’immodificabilità del sistema elettorale nell’anno precedente l’elezione), che delineano il quadro minimo in tema di procedure democratiche, ma la considerazione che solo abbandonando l’autoreferenzialità insita in ragionamenti di corto respiro appiattiti sulle elezioni imminenti è possibile una politica capace di progetti, di offrire alternative, di immaginare futuri. E invertire così la spirale dell’astensionismo.

Lo schiacciamento sul presente è coerente con una politica arruolata nella logica neoliberista dell’accaparramento del profitto, senza limiti e senza visione, al servizio del potere patrimoniale-privatistico che colonizza lo spazio del pubblico.