Riforma elettorale, sì. Ma di quelle destinate a durare una legislatura sola. È il giudizio che il professor Roberto D’Alimonte, politologo e fondatore del Luiss – Cise Centro Italiano di Studi Elettorali consegna a Formiche.net mentre il testo sulla nuova legge elettorale si prepara al passaggio in Senato, dopo l’intesa raggiunta nella maggioranza su preferenze e alternanza di genere. Un accordo che, a suo dire, non cambia la sostanza: per i partiti piccoli e medi la lista resta di fatto bloccata, mentre il vero nodo — il ballottaggio mancato — segna il destino di un sistema ibrido, “una specie di Giano bifronte”, capace di produrre tanto governabilità quanto ingovernabilità.
Il tema delle preferenze continua a dividere il Parlamento. Dopo l’incontro di ieri pare che i partiti di maggioranza abbiano trovato un accordo. Lei che ne pensa?
In questo momento non conosco i dettagli dell’accordo. Penso che ricalchi quello che era stato deciso e poi bocciato alla Camera: capilista bloccati, listoni bloccati e voto di preferenza per tutti gli altri. In questo modo, per i partiti piccoli e medi non cambia nulla rispetto alla lista bloccata: data la dimensione relativamente piccola dei collegi plurinominali, non riusciranno ad eleggere più di un candidato, e quindi tutti gli eletti saranno i capilista scelti dalle segreterie di partito. Per partiti come Pd e Fdi, invece, gli eletti saranno un misto tra capilista e candidati scelti dagli elettori con l’uso della preferenza. Io non sono mai stato un sostenitore del voto di preferenza, di cui in passato vedevo più i difetti che i vantaggi, ma nell’attuale contesto le liste bloccate non sono più difendibili.







