Roma, 14 luglio 2026 - In Iran è in atto uno scontro fra fazioni sulla gestione della crisi con gli Stati Uniti e sulle prospettive di un nuovo accordo. Però, secondo Nicola Pedde, Direttore dell’Institute for Global Studies, il regime non vuole la ripresa della guerra totale.
Direttore Pedde, l’Iran ha dimostrato una notevole capacità di resistenza nonostante la pressione militare e diplomatica. Quanto può continuare a sfidare gli Stati Uniti?
“All’interno dell’Iran esistono due sensibilità. I tradizionalisti, pur riconoscendo la resilienza militare del Paese, temono il deterioramento economico e il rischio che una crisi prolungata provochi nuove proteste. Inoltre, sono preoccupati che l’attuale conflitto, finora rimasto entro limiti controllati, possa sfuggire di mano trasformandosi in una guerra regionale”.
Gli ultraconservatori paiono più inclini allo scontro.
“Più che cercare la guerra, puntano a ottenere un accordo molto più favorevole rispetto a quello del 2015, altrimenti ritengono preferibile proseguire la crisi. Questa strategia potrebbe trascinare anche gli altri Paesi del Golfo nel conflitto, con conseguenze difficilmente gestibili”.











