Il tempo è scaduto e Washington ha chiuso la lista dei partecipanti al summit contro la «rinascita del terrorismo di estrema sinistra». Un vertice «anti-Antifa», contro un gruppo che non esiste formalmente come organizzazione, per costruire una risposta globale alla «minaccia comunista» su cui il presidente statunitense Donald Trump ha così tanto insistito nei suoi ultimi discorsi pubblici. Una «minaccia esistenziale» al pari dello Stato islamico e di al Qaeda.
GLI INVITI da parte del segretario di stato Marco Rubio sono arrivati ai ministri di 60 paesi tra cui Argentina, Brasile, Canada, Messico, Inghilterra, Francia, Italia, Germania, Grecia e Ungheria. Ma anche India, Indonesia e Singapore.
Il sì entusiasta e ufficiale arriva senza sorprese dall’Argentina di Milei, che nel «terrorismo» di estrema sinistra individua una «vecchia minaccia che riemerge con forti legami transnazionali e nuove convergenze», nelle parole del portavoce del Dipartimento di stato Tommy Pigott. Il ministro degli affari esteri argentino Pablo Quirno è pronto a presentarsi puntuale il prossimo giovedì per stroncare la minaccia che «non è stata affrontata in modo adeguato in passato» e che in quanto entità «anti capitalista» ostacolerebbe l’anarco-capitalismo con cui Milei definisce sé stesso e il paese di cui è a capo. Lo stesso che si colloca nella fascia più bassa dell’America latina in termini di salari e di potere d’acquisto.












