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Su impulso dell’amministrazione statunitense, le rappresentanze politiche di oltre 60 paesi si riuniranno oggi per un vertice dedicato alla rinascita del «terrorismo transnazionale di estrema sinistra». Un tema impellente che, fra i vari dossier, racchiude anche l’evoluzione della galassia Antifa’: un movimento di stampo anarchico, già noto per le violenze perpetrate a più latitudini, che Washington ha proposto di inserire all’interno della propria black list.

La presenza dell’Italia nell’elenco degli invitati, stilata dal capo della diplomazia americana Marco Rubio, ha provocato comunque non poche agitazioni. Dai banchi dell’opposizione si è gridato alla svolta autoritaria e alla volontà di demonizzazione dell'antifascismo, arrivando perfino a presentare un’interrogazione parlamentare. In un post pubblicato sulla piattaforma X, l’euro- deputata di Avs Ilaria Salis è andata subito all’attacco: «L’Italietta post-fascista parteciperà giovedì al surreale summit “anti-antifa” di Washington, promosso per accreditare la tesi secondo cui l’antifascismo sarebbe una forma di terrorismo».

Polemiche e accuse originano in realtà da un malinteso, voluto e strumentale, atto a confondere i valori nati dall’opposizione al regime fascista con una pericolosa corrente rossa di stampo insurrezionalista che mira al ribaltamento dell’ordine costituito. Una realtà già affrontata dal nostro giornale lo scorso febbraio tramite l’analisi di un report dell’intelligence belga che, tra le varie minacce interne accanto al Jihad islamico e ai Fratelli Musulmani, indicava proprio i membri di Antifa’. Nel documento si leggeva: «Un altro fenomeno emergente dell'estremismo di sinistra è l'antifascismo militante. Si tratta di una forma di attivismo rivolta contro individui e gruppi considerati estremisti di destra. Gli antifascisti militanti si distinguono chiaramente dal più ampio movimento antifascista non estremista, il quale si concentra invece sul dibattito e sulla sensibilizzazione per combattere il razzismo e le idee antidemocratiche».