Quando dagli Stati Uniti è arrivato alle cancellerie europee l’invito a un “summit internazionale contro il terrorismo rosso” molti hanno storto il naso e non solo per la temperatura ormai glaciale dei rapporti con gli Usa. Più di un Paese – ha rivelato il Washington Post, che per primo ha dato notizia del summit – ha cestinato l’invito. L’Italia invece ha deciso di essere presente, quanto meno con un non ancora precisato sottosegretario. Ma secondo gli Usa chi sono questi “terroristi rossi” pronti a diventare, secondo il segretario di Stato Marco Rubio, “una minaccia transnazionale” tanto da chiamare a raccolta 60 ministri degli Esteri?
L’executive order di Trump
Negli Usa li chiamano Antifa, ma a dispetto dell’Executive Order del settembre 2025 con cui l’amministrazione Usa li bolla come “organizzazione terroristica interna”, ordinando alle agenzie federali di indagare e smantellare ogni attività “condotta da Antifa o da chi agisce per suo conto”, un’organizzazione vera e propria non esiste. I più lo considerano un movimento decentralizzato, che affonda le radici nelle proteste seguite all’omicidio di George Floyd e nel tempo ha finito per aggregare idealmente non solo gruppi organizzati della più diversa natura, ma anche singoli.












