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Simone Canettieri

Il governo parteciperà all’incontro voluto dalla Casa Bianca con il sottosegretario Molteni

La scelta si può leggere in due modi. Da una parte c’è un messaggio non ostile all’amministrazione Trump, dall’altra, in controluce, si scorge un segnale alla destra di casa nostra alle prese con l’attivismo del generale Roberto Vannacci: vietato concedergli spazi di polemica anche all’estero. E così, alla fine, Giorgia Meloni ha deciso di inviare giovedì a Washington il sottosegretario leghista all’Interno con delega alla sicurezza, Nicola Molteni, al summit globale (60 Paesi invitati) organizzato dal segretario di Stato Marco Rubio sul «terrorismo rosso».All’inizio il ministro degli Esteri Antonio Tajani aveva ragionato sulla partecipazione di un funzionario diplomatico della Farnesina, il minimo sindacale. Un modo per aderire alla crociata «anti-Antifa» di Trump senza un vera adesione politica, soprattutto alla luce di diversi forfait già fatti recapitare dagli altri Paesi europei. Poi si erano fatti i nomi della sottosegretaria agli Esteri Maria Tripodi (Forza Italia) e del viceministro Edmondo Cirielli (Fratelli d’Italia), ipotesi quest’ultima considerata «eccessiva». La premier ha optato per Molteni, che si occupa di questi temi al Viminale. La decisione è stata frutto di una «approfondita riflessione». L’evento serve a Trump, e al mondo Maga, per riaffermare con una crociata il pericolo della «rinascita del terrorismo transnazionale di estrema sinistra». E con l’occasione magari provare a utilizzare nuovi strumenti per reprimere gli attivisti statunitensi. Una dinamica molto interna alle cose americane, mossa dal disprezzo di Trump per Antifa alla luce dell’omicidio di Charlie Kirk nel settembre 2025, commemorato anche dal Parlamento italiano su impulso di Fratelli d’Italia. E ricordato in diverse occasioni anche da Meloni: «Contro l’odio e la violenza politica si può rispondere con la forza dell’amore, della fede e della libertà, ma l’odio non è finito con la morte di Kirk».