Sono state confermate dalla Corte di Cassazione le condanne per usura a Cesare Antoniello (anni 5 e mesi 6 di reclusione) e Vito Bruno Lanza (anni 2 e mesi 8 di reclusione), nomi storici della criminalità foggiana, disposte dalla Corte di Appello di Bari nell’ottobre del 2025 nell’ambito del processo Baccus relativo ad un’inchiesta del 2012, coordinata dalla Dda di Bari, che ha svelato un articolato sistema di infiltrazioni mafiose nel settore vitivinicolo e agroalimentare, che vedeva come fulcro della base operativa proprio la città di Foggia. La terza sezione della Corte di Appello era giunta ad una sentenza di condanna degli imputati ritenendo acquisibili ed utilizzabili, le dichiarazioni accusatorie rese in sede investigativa dalle vittime, poi minacciate e intimidite al punto da essere costrette a ritrattare dinanzi al Tribunale.

Ne dà notizia la fondazione antiusura di Foggia Buon Samaritano che - si legge in una nota - si è costituita parte civile al fianco delle vittime sin nella fase iniziale del processo, ed ha seguito, attraverso il proprio difensore e procuratore speciale, l’avvocato Enrico Rando, anche le fasi tenutesi dinnanzi i Giudici della Corte di Cassazione. La Fondazione antiusura Buon Samaritano esprime «un sentito ringraziamento agli inquirenti ed alle istituzioni tutte per l'impegno profuso nella loro attività legata ad una vicenda giudiziaria che è stata sottoposta nel corso degli anni al vaglio di due gradi di giudizio di appello e due gradi di giudizio in sede di legittimità (Cassazione). L’esito del processo Baccus testimonia ancora una volta il sostegno dello Stato e delle sue espressioni territoriali, quali la Fondazione Buon Samaritano, verso coloro che sono vittime di un reato, quale quello di usura, che fa leva sulla disperazione delle persone in difficoltà o in stato di bisogno, per poi spogliarle di ogni avere, anche della loro dignità».