Fu per pagare gli interessi usurari al boss Vito Bruno Lanza alias “u lepr”, che l’imprenditore vitivinicolo chiese soldi in prestito a altri malavitosi tra cui un altro mafioso della vecchia guardia, Cesare Antoniello detto “Cesarone”, che per riavere indietro denaro e interessi avvisò il debitore: “se non paghi ti sfascio le corna”. E’ una storia di strozzinaggio che trasuda tutta la paura della parte offesa quella ricostruita nelle 29 pagine di motivazione della sentenza del processo Baccus pronunciata il 16 ottobre 2025 dai giudici della terza sezione della corte d’appello di Bari che hanno condannato Lanza a 2 anni e 8 mesi per usura; e Antoniello a 5 anni e 6 mesi per usura e tentata estorsione, escludendo per quest’ultimo l’aggravante della mafiosità per metodi utilizzati. Entrambi sono liberi per questa vicenda che li portò dietro le sbarre l’11 giugno 2012 quando furono arrestate 24 persone (vedi scheda a parte ndr). Lanza al vertice del clan Moretti/Pellegrino/Lanza, da qualche mese è tornato libero dopo aver scontato 8 anni per mafia nel maxi-processo Decimazione contro la mafia del pizzo. Sarà la Cassazione nei prossimi mesi a pronunciarsi sui ricorsi degli avv. Franco Metta e Paola Tortorella per Lanza, e Carlo Mari e Bruno Voglino per Antoniello che chiedono l’assoluzione. I fatti contestati ai due mafiosi sono datati 2008/2009.