Il Tribunale ha dovuto fare i conti con i tempi (inesorabili) della prescrizione. E così il processo, figlio della maxi inchiesta “Podere mafioso” scattato 9 anni fa, si è sgonfiato. Sono diciassette infatti gli imputati per cui il collegio, presieduto dalla giudice Maria Grazia Caserta e composto da Chiara Catalano e Marco Strano, ha emesso sentenza di non luogo a procedere per intervenuta prescrizione. Due sole le condanne: ma le pene sono molto più basse rispetto a quelle chieste due anni fa poiché i giudici hanno escluso l’aggravante mafiosa. Per i pm infatti ci sarebbe stata la mano del clan Laudani di Giarre e Paternò nel sistema di aziende e braccianti fantasma creato per ottenere l’indennità di disoccupazione da parte dell’Inps. Alcune ditte, è stato documentato nell’indagine svolta dalla guardia di finanza, sono state fondate e liquidate nel giro di pochi mesi. Il tempo di poter arraffare, grazie anche alla complicità di colletti bianchi, i soldi pubblici. Nel giro illecito sarebbero passati oltre 400 braccianti inesistenti.

L’esclusione dell’aggravante mafiosa ha fatto scattare il countdown della prescrizione dei reati, che vanno dall’associazione a delinquere alla truffa ai danni dello Stato. In questo caso all’ente di previdenza.