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È l’ultima puntata giudiziaria del primo grado per il maxiprocesso “Nebrodi 2” che vede al centro la mafia dei pascoli, quella dei gruppi tortoriciani che truffavano milioni di euro all’Unione Europea e all’Agea sui terreni agricoli. È in pratica il seguito della Nebrodi 1, che scattò nel gennaio del 2020, e ha già registrato la sentenza d’appello.

Questa volta però, rispetto alla “Nebrodi 1”, c’è un aspetto impoetante. Sul fronte delle parti civili, è questa la svolta dopo anni di oscurantismo, si sono costituiti parecchi tra gli imprenditori agricoli e gli allevatori che per anni sono stati vessati dai gruppi mafiosi.

Ieri mattina infatti davanti al tribunale di Patti presieduto dalla giudice Monica Marino è stato il giorno dell’accusa, con l’intervento dei sostituti della Distrettuale antimafia di Messina Francesco Massara e Marco Accolla. Che hanno depositato una corposa memoria e poi hanno formulato le loro richieste per i 58 imputati, 53 persone e 5 imprese agricole. Globalmente i due pm hanno chiesto per gli imputati 48 condanne per circa 500 anni di carcere, alcune molto pesanti, e 5 assoluzioni, e poi una serie di sanzioni pecuniarie per le 5 ditte coinvolte.