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Un’altra puntata giudiziaria sulle truffe agricole per i contributi di Agea e Inps sui Nebrodi. Ci sono da registrare due condanne decise dal giudice monocratico Alfio Impellizzeri a distanza di sei anni dall’operazione “Ladybug” della Direzione distrettuale antimafia di Messina, coordinata dal procuratore Antonio D’Amato, e della Guardia di Finanza.
Al centro del processo, l’accusa è stata sostenuta in udienza dai sostituti della Dda Francesco Massara e Francesca Bonanzinga, una vera e propria rete di quindici ditte agricole guidate anche dalla coop “La Coccinella” di Piraino, create sostanzialmente per truffare l’Agea e l’Inps con i contributi a pioggia. E un esercito di “falsi braccianti” e “falsi lavori agricoli” disseminati praticamente in tutta la provincia e anche oltre, tra Capo d'Orlando, Maniace, Ucria, Piraino, Ficarra, Tortorici, Maletto, Randazzo, Cesarò, Brolo, Santa Domenica Vittoria, Galati Mamertino, Giarre, Adrano, Naso, Lentini, Bronte, Patti, Sinagra, Castell’Umberto, Graniti, San Salvatore di Fitalia, Regalbuto, Licata, Sant’Angelo di Brolo e Rocca di Caprileone.
Una rete vastissima che è rimasta operativa quantomeno fino al dicembre del 2016. Un copione che sui Nebrodi si ripete ormai da tempo ed ha drenato milioni di euro pubblici, facendoli finire nelle casse dei gruppi mafiosi.









