PADOVA - Undici anni dopo i fatti, tutte le accuse di aver impedito una serie di sfratti di case occupate abusivamente se ne sono andate via ieri mattina con una sentenza di non luogo a procedere letta dal tribunale Collegiale. Per chiudere a doppia mandata l’intero incartamento il tribunale ha usato la molla della prescrizione, anche in quei casi per cui gli imputati dovevano difendersi dall’accusa di aver messo in piedi un’associazione a delinquere.

È finita quindi così una storia iniziata nel febbraio 2015 e che aveva portato in aula 75 tra no global, disobbedienti e attivisti per la casa del mondo padovano.

Nella sostanza il Collegio ha dichiarato l’intervenuta prescrizione per l’associazione a delinquere e disposto quindi il non luogo a procedere nei confronti di undici imputati ai quali era contestato il reato associativo. L’accusa di resistenza aggravata alle forze dell’ordine è stata invece riqualificata in interruzione di pubblico esercizio semplice, un passaggio che anche in questo caso ha fatto scattare la prescrizione e dato la mossa per la sentenza di non luogo a procedere nei confronti di tutti.

Tra i 75 imputati che ieri si sono visti prosciolti da ogni accusa ci sono Andrea D’Amico (avvocato Ferdinando Bonon) e la professoressa di matematica Maria Giachi. Con loro anche Lorenzo Redivo, Riccardo Chincarini, Francesca Calore, Francesco Pensabene, Martin Freiberger, Francesca Vegro, Ludovico Faret, Stefano Minore. Poi anche i due esponenti delle nuove Brigate Rosse, Andrea Scantamburlo (avvocato Camilla Bonon) e Massimiliano Toschi.