La presenza di minori o soggetti fragili, quando è diventato esecutivo uno sgombero di un immobile occupato, non può essere un limite all’esecuzione del provvedimento. A stabilirlo la Corte di Cassazione riguardo al caso di una donna di Firenze che, per ottenere la liberazione di un suo capannone occupato da circa 30 persone, ha dovuto aspettare cinque anni. La proprietaria dovrà ora essere risarcita di oltre 180mila euro. «Nel caso delle occupazioni abusive - spiegano gli Ermellini - va cercato lo strumento per ricondurre in ogni singolo caso la riaffermazione della legalità violata in un ambito di ragionevolezza, che tenga conto di tutti gli aspetti sottesi al fenomeno (quindi anche la protezione dei soggetti deboli coinvolti nell'occupazione, ndr), il tutto senza perdere di vista» il fatto che dopo l’emissione di un provvedimento di sgombero «la pubblica amministrazione è tenuta ad eseguirlo, con le modalità più appropriate al caso di specie ma comunque idonee a garantirne l’attuazione in tempi ragionevoli».
Nel novembre 2013 un capannone (ex fabbrica) di circa 700 metri quadrati, a Firenze, era stato occupato da una trentina di persone, entrate rompendo le porte. Ad agosto 2018 veniva disposta la liberazione dell’immobile, ma gli occupanti non acconsentivano. Così la Corte d’Appello di Firenze aveva fissato al 19 marzo 2015 la data di esecuzione, con la presentazione dell’Ufficiale giudiziario, assistito dalle forze dell’ordine. Esecuzione rinviata diverse volte, per la presenza di manifestanti, ma anche di minori e persone affette da disabilità, fino a quando, ad aprile 2018 gli occupanti, invitati a lasciare la struttura, hanno acconsentito perché il Comune aveva trovato loro altri alloggi. Un ritardo - di cinque anni - che ha causato alla legittima proprietaria, che avrebbe voluto ristrutturare l’immobile e darlo in affitto, una sostanziosa perdita economica. Di qui la sentenza del Tribunale di Firenze che condannava i Ministeri competenti al pagamento di 238mila euro. Escluso dalle responsabilità uno dei due dicasteri, i giudici di secondo grado avevano abbassato a 183mila euro il risarcimento destinato alla donna e confermato ora anche dalla Cassazione. Nella sentenza, gli Ermellini precisano che «la pubblica amministrazione tiene una condotta illecita se ardisce sindacare l’opportunità di dare esecuzione al provvedimento». Questo perché, se da una parte l’amministrazione deve garantire il diritto abitativo per i soggetti più fragili, dall’altra «il fenomeno delle occupazioni abusive di immobili - spiega la Cassazione - è fonte di gravi tensioni sociali e di pericolose situazioni di illegalità, in quanto ogni occupazione abusiva lede non soltanto il diritto del soggetto (pubblico o privato), che è proprietario dell’immobile abusivamente occupato, ma anche l’interesse dei consociati ad una convivenza ordinata e pacifica».








