Per cinque anni le era stato occupato un immobile. Un capannone di circa 700 metri quadri a Firenze, dentro cui erano andate a vivere abusivamente una trentina di persone dopo aver forzato le porte. Lo sfratto, nonostante le numerose richieste, era continuamente slittato. Adesso per quei fatti la Cassazione ha disposto che la proprietaria sia risarcita dal ministero con 183 mila euro. Un riconoscimento economico per il danno subito.

La notizia è stata riportata da Il Messaggero che ricostruisce il caso e cita la sentenza dei giudici: “Nel caso delle occupazioni abusive – scrive la Suprema Corte – va cercato lo strumento per ricondurre in ogni singolo caso la riaffermazione della legalità violata in un ambito di ragionevolezza, che tenga conto di tutti gli aspetti sottesi al fenomeno”. E in caso di provvedimento di sgombero “la pubblica amministrazione è tenuta ad eseguirlo, con le modalità più appropriate al caso di specie ma comunque idonee a garantirne l'attuazione in tempi ragionevoli”.

La vicenda inizia nel 2013 quando il gruppo si introduce nello stabile. Ci sono anche minori e persone con disabilità. Cominciano le richieste di sgombero e disposizioni le tribunale fiorentino che fissa l’esecuzione forzata per liberare l’immobile. Ci vogliono però cinque anni prima che gli occupanti lascino l’immobile: se ne vanno nel 2018, dopo che il Comune individua per loro alcuni alloggi. In questo lasso di tempo la proprietaria, spiegherà in tribunale, ha perso la possibilità di affittare il palazzo, subendo quindi un danno economico. Adesso riconosciuto in via definitiva dalla Suprema Corte. “La pubblica amministrazione – scrivono nella sentenza i giudici, come riferisce Il Messaggero – tiene una condotta illecita se ardisce sindacare l'opportunità di dare esecuzione al provvedimento”. E ancora: «Il fenomeno delle occupazioni abusive di immobili è fonte di gravi tensioni sociali e di pericolose situazioni di illegalità, in quanto ogni occupazione abusiva lede non soltanto il diritto del soggetto (pubblico o privato), che è proprietario dell'immobile abusivamente occupato, ma anche l'interesse dei consociati ad una convivenza ordinata e pacifica”.