Meglio tardi che mai, si dirà, ma ecco un’altra anomalia: non potendo individuare un soggetto preciso a cui notificare la diffida «a rilasciare volontariamente l’immobile» entro 30 giorni, l’azienda è stata costretta a pubblicare il provvedimento sul proprio sito web. Effetti sortiti? Al momento zero, visto che il centro sociale è ancora lì dov’è stato per 35 anni e che il 21 marzo scorso gli attivisti hanno trovato pure il tempo di pubblicare sui social un commosso ricordo di Sara Ardizzone e Alessandro Mercogliano, «Sandro e Sara». Si tratta dei due anarchici morti nel crollo del casale abbandonato al Parco degli Acquedotti in cui, secondo chi indaga, si erano nascosti per fabbricare un ordigno da posizionare chissà dove. Il materiale che maneggiavano però sarebbe esploso accidentalmente, provocando il collasso del casolare.
Al palo lo sgombero del centro sociale. Fermi i lavori per nuove case popolari
Trentacinque anni di occupazione abusiva al sesto ponte del Laurentino 38 . È durata fin troppo la tolleranza del centro sociale « L38 S...






