Dopo 17 giorni in cella, ottiene gli arresti domiciliari Antonio Bellofatto, 79 anni, fabbro foggiano, presunto intermediario-cassiere dei clan della “Società”, finito in carcere nel blitz dell’11 maggio scoro contrassegnato dall’esecuzione di 18 ordinanze cautelari nei confronti di altrettanti foggiani accusati a vario titolo di 7 estorsioni, 7 tentativi di estorsione, 2 episodi di spaccio, 3 di possesso illegale di armi, reati aggravati dalla mafiosità per metodi usati e per aver agevolato la “Società”. Il Tribunale della libertà di Bari ha parzialmente accolto il ricorso del difensore, l’avv. Carlo Mari. Il legale chiedeva in prima istanza la scarcerazione perché ammesso e non concesso che Bellofatto abbia fatto da intermediario, l’avrebbe fatto non certo per un tornaconto personale non avendo intascato un solo euro, come raccontato dal pentito Giuseppe Francavilla. In subordine l’avv. Mari sollecitava la concessione dei domiciliari anche in considerazione dei 79 anni del sospettato. Interrogato dopo l’arresto, Bellofatto si avvalse della facoltà di non rispondere alle domande del gip. Le motivazioni della decisione del Tdl saranno depositate nei prossimi mesi.

Bellofatto è accusato di 3 estorsioni a imprenditori, in concorso con i 2 principali indagati dell’inchiesta della Dda: Francesco Abbruzzese alias “Stoppino”, elemento di spicco del clan Moretti, finito in cella l’11 maggio; e Alessandro Moretti, detto “Sassolino”, nipote del boss Rocco Moretti, che non è arrivato vivo al blitz perché ucciso in un agguato ancora impunito lo scorso 15 gennaio. A Bellofatto la Dda contesta d’aver ritirato per conto dei due presunti complici mille/duemila euro ogni 3 mesi da un costruttore; 1500 euro periodicamente da un imprenditore; 2/3mila euro da un secondo costruttore in occasione di Pasqua, Natale e l’estate.