Interrogatorio numero 1 del costruttore, 4 marzo 2025. “Ho un cantiere edile, una società di vigilanza si occupa della guardiania. Antonio Bellofatto mi fa le serrande dei box. Lo pago con bonifici, mai in contanti. Non ho consegnato di recente del denaro a Bellofatto”. Interrogatorio numero 2, il giorno successivo. “Vuole aggiungere qualcosa?” domandano i poliziotti. “Sì, ho consegnato denaro in contante a Bellofatto, 2mila euro. A titolo di prestito. Non è la prima volta, gli ho dato altre tre volte mille euro. Al momento non me li ha restituiti. Bellofatto non ha mai fatto da tramite tra me e eventuali estorsori”.

Interrogatorio numero 3, 21 maggio 2025. “Come mai ho dato il contante a Bellofatto? Mi chiedeva denaro in quanto voleva un canone mensile per la guardiania del cantiere. Ho un istituto di vigilanza che svolge la guardiania, Bellofatto non ha mai mandato nessuno fisicamente a fare la guardiania. Do 2mila euro al mese a Bellofatto, da circa 20 mesi. E non so a chi dia quei soldi. Non mi ha mai proposto di far lui da tramite con eventuali estorsori”. Pochi minuti dopo il costruttore parla con altri due imprenditori in Questura e la microspia intercetta le sue parole: “Gli ho detto” (riferito agli agenti) “la verità, che mi veniva a chiedere… Perche c’hanno tutto. Gli ho detto come stanno veramente le cose. Che devo fare, se no mi ‘abbusco’ io una interdittiva…”.