La Corte d’Assise d’Appello di Bologna, presieduta dalla giudice Anna Mori, ha pronunciato la sentenza di secondo grado nel processo “Radici”, confermando sostanzialmente il verdetto emesso dal Tribunale di Ravenna nel gennaio 2025.

La decisione mantiene in piedi l’impianto accusatorio costruito dalla Direzione distrettuale antimafia di Bologna, riconoscendo la sussistenza dell’associazione per delinquere aggravata dal metodo mafioso, contestata dagli inquirenti anche in assenza di un’organizzazione ritenuta stabilmente radicata sul territorio emiliano-romagnolo.

Rispetto alla sentenza di primo grado, la Corte ha disposto alcune assoluzioni relative a capi di imputazione residuali, ha rideterminato alcune pene e ha ridotto le provvisionali riconosciute ai Comuni costituitisi parte civile.

L’inchiesta della Dda e i sequestri milionari

Il procedimento trae origine dall’indagine coordinata nel 2022 dalla Direzione distrettuale antimafia di Bologna, che aveva portato all’arresto di 23 persone e all’esecuzione di sequestri preventivi per un valore complessivo di circa 30 milioni di euro.