Economia 13 luglio 2026 L’inflazione per la guerra in Iran ha ridotto il potere d’acquisto di tutti i Paesi europei, ma l’Italia continua a essere ultima per ragioni strutturali ANSA Il 9 luglio l’OCSE ha pubblicato l’Employment outlook 2026, uno dei più importanti report sull’andamento e sulle tendenze dei mercati del lavoro dei Paesi avanzati. Il dato che ha fatto più scalpore è quello relativo alla crescita degli stipendi: secondo l’organizzazione, nel 2026 il loro valore reale in Italia calerà dello 0,9 per cento. Significa che le retribuzioni sono tornate a perdere potere d’acquisto, ossia a vedere ridotto il numero di beni e servizi che si possono acquistare con il proprio stipendio.
Anche molti altri Paesi dell’Unione europea hanno registrato una riduzione del loro potere d’acquisto, ma in Italia il problema è più radicato e interessa il nostro Paese da decenni. Nel report, l’OCSE mostra alcuni aspetti che suggeriscono in cosa l’economia e il mercato del lavoro italiani differiscono rispetto ad altri Paesi avanzati. Proviamo a vederli.Gli stipendi in Italia L’OCSE ha stimato la crescita delle retribuzioni nel 2026 e nel 2027 e ha già previsto che molti Paesi registreranno una riduzione dei salari reali nel corso di quest’anno. La notizia arriva dopo due anni in cui gli stipendi avevano ripreso a crescere, recuperando almeno in parte la perdita di potere d’acquisto dovuta all’inflazione successiva alla pandemia e all’invasione dell’Ucraina. Nel 2026, però, le cose dovrebbero andare in modo diverso, di nuovo per l’inflazione generata da un conflitto. A partire da febbraio, i prezzi sono tornati a crescere a causa degli attacchi statunitensi e israeliani all’Iran, con la conseguente chiusura dello Stretto di Hormuz. In precedenza, anche la guerra commerciale imposta da Trump aveva contribuito ad aumentare la pressione sui prezzi. Così, in molti Paesi le retribuzioni reali sono tornate sotto il livello del 2021, prima che scoppiasse la crisi inflattiva. Alla fine del primo trimestre 2026, il livello dei salari reali in Italia era del 6,1 per cento più basso rispetto allo stesso periodo del 2021. Variazione percentuale degli stipendi reali rispetto al 2021 - Fonte: Ocse Le ragioni di questa mancata crescita sono discusse da ben prima della pandemia, anche perché in Italia le retribuzioni reali non aumentano da oltre trent’anni: nel 2025, i salari medi annui a parità di potere d’acquisto valevano il 2 per cento in meno rispetto al 1990. Il cuore della mancata crescita è senza dubbio la produttività, il cui andamento è stato particolarmente stagnante fin dagli anni Novanta. Ancora oggi, i lavoratori italiani faticano a migliorare nel tempo la quantità e la qualità di beni e servizi prodotti (output) a parità di costo (input), e diventa difficile aumentare i salari senza una maggiore produzione di valore a livello pro capite. Questo problema si nota osservando alcune statistiche del mercato del lavoro italiano, come per esempio il fatto che il PIL abbia avuto una crescita modesta nonostante il grande aumento degli occupati nel post-pandemia. Se il numero di lavoratori aumenta, ma la produzione rimane stagnante, è evidente che esiste un problema di efficienza e di produttività.








