La guerra in Medio Oriente continua ad avere effetti sull’economia italiana. Secondo il rapporto annuale dell’Istat, le tensioni legate al conflitto con l’Iran e al rialzo dei prezzi energetici rischiano di compromettere la stabilizzazione dell’inflazione registrata nel 2025, con nuove conseguenze sul potere d’acquisto delle famiglie. L’Istituto di statistica segnala che dal 2019 le retribuzioni contrattuali hanno perso complessivamente l’8,6% del potere d’acquisto. Nonostante un parziale recupero registrato nell’ultimo anno, il rialzo dei costi dell’energia e delle materie prime potrebbe rallentare o addirittura invertire questa tendenza. A preoccupare è soprattutto l’impatto della crisi nello Stretto di Hormuz sui mercati energetici internazionali. L’aumento del prezzo di petrolio e gas ha già avuto ripercussioni su carburanti, trasporti e beni alimentari, con rincari che in alcuni settori hanno raggiunto il 40%. Secondo il report Istat, anche il ceto medio mostra segnali di difficoltà crescente: il 16,1% delle famiglie dichiara di arrivare a fine mese con problemi economici. Le prospettive di crescita del Paese restano quindi strettamente legate all’evoluzione della crisi geopolitica in Medio Oriente.