L’Organizzazione per la Cooperazione e lo Sviluppo Economico, l’OCSE, ha calcolato che in Italia nel 2026 gli stipendi si ridurranno dello 0,9 per cento in termini reali, cioè tenendo conto delle cose che ci possiamo fare e comprare. La ragione non è che i guadagni sono diminuiti, è il costo della vita a essere aumentato di più di quanto non facciano gli stipendi, per via del nuovo aumento dell’inflazione innescato dalla guerra in Medio Oriente.
È un problema condiviso da buona parte dei paesi occidentali, che si sono trovati ad avere bollette e carburanti più cari per via della chiusura dello stretto di Hormuz. In Italia però la situazione di partenza era messa peggio rispetto agli altri paesi. Nel primo trimestre di quest’anno gli stipendi in termini reali erano ancora più bassi del 6,1 per cento rispetto al primo trimestre del 2021, cioè poco prima del grande aumento dei prezzi dovuto alla pandemia e all’inizio della guerra in Ucraina. E doveva ancora cominciare la guerra in Medio Oriente.
Significa che non solo l’Italia deve ancora recuperare buona parte del potere d’acquisto perso negli ultimi cinque anni, ma che ne perderà ancora. Come si vede dal grafico, alla fine del primo trimestre di quest’anno l’Italia era già il paese europeo con il divario più ampio da recuperare.











