Risultato dopo risultato, studio dopo studio, si definisce sempre meglio il profilo di ogni singolo farmaco, per capire come meglio usarlo, a chi somministrarlo, e quando. Lo dimostrano i dati presentati su giredestrant al congresso dell’American Society of Clinical Oncology (Asco), l’appuntamento dell’oncologia mondiale. Parliamo di pazienti con tumore al seno positivo ai recettori ormonali e negativo a Her2, il tipo di cancro alla mammella più diffuso – circa il 70% delle nuove diagnosi -, che per anni non hanno potuto giovarsi di novità terapeutiche rilevanti. A dicembre scorso era arrivata la notizia che giredestrant riduce del 30% il rischio di recidiva di malattia invasiva o morte rispetto alla terapia che di solito si usa nei casi precoci di questo tipo di tumore. Una volta dimostrata l’efficacia, la domanda successiva che i ricercatori si sono posti è: questo beneficio si mantiene in modo uniforme nelle diverse sottopopolazioni di pazienti, in particolare tra donne in pre-menopausa e post-menopausa?
Funziona anche sulle più giovani
La risposta è arrivata ad Asco, appunto. Ed è positiva. “Il risultati presentati a Chicago confermano il vantaggio di usare giredestrant rispetto agli inibitori dell’aromatasi, uno degli standard di riferimento nel trattamento endocrino adiuvante, quello cioè che si somministra dopo la chirurgia per abbassare il rischio che la malattia ritorni”, spiega Lucia Del Mastro, Direttore UO Clinica Oncologia Medica presso Irccs San Martino, Genova. “Un vantaggio che si mantiene anche nelle pazienti in premenopausa. Si tratta di un risultato importante perché amplia il potenziale impatto clinico della terapia e rafforza l'ipotesi di un beneficio trasversale alle diverse fasce di età”.















