Èprobabilmente la paura più grande per tutte le donne a cui viene diagnosticato un tumore al seno in stadio iniziale, ossia quasi 54 mila ogni anno nel nostro paese: quella che la malattia possa tornare e che possa diffondersi ad altri organi, diventando metastatica. E ridurre al minimo questa possibilità è l’obiettivo di tutte le terapie adiuvanti, che vengono fatte dopo la chirurgia.
La notizia di oggi è che, anche in Italia, ne abbiamo una in più, particolarmente efficace per il tipo più diffuso di carcinoma mammario. Parliamo di ribociclib, una terapia orale mirata che fa parte di una classe relativamente recente di farmaci, gli inibitori delle chinasi ciclina-dipendente 4 e 6 (CDK4/6): proteine che, se iperattivate, consentono alle cellule tumorali di crescere e dividersi rapidamente. Ed è stato dimostrato che colpirle con maggiore precisione ha un ruolo importante nel controllo del tumore.
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Alto tasso di sopravvivenza. Ma il rischio dura a lungo
Questo tipo di tumore ormono-responsivo viene trattato con successo nella stragrande maggioranza dei casi e ha un elevatissimo tasso di sopravvivenza anche a dieci anni dalla diagnosi. È però ormai noto che, nonostante la terapia endocrina standard, il rischio di avere una recidiva della malattia permane anche a distanza di decenni e che, nella maggior parte dei casi in cui si verifica, si presenta con metastasi. Circa una paziente su cinque, inoltre, ricade entro 5 anni dalla diagnosi. Da qui la necessità di trovare nuove terapie oltre a quelle endocrine, che non siano invalidanti quanto la chemioterapia.







