C’è un momento, dopo l’intervento chirurgico, in cui ogni donna che ha affrontato un tumore al seno vive sospesa tra paura e speranza. Paura che la malattia possa tornare, speranza che la scienza riesca a fermarla per sempre. Oggi, quella speranza si fa più concreta grazie ai risultati positivi di due studi internazionali presentati al Congresso della European Society for Medical Oncology (ESMO) 2025 a Berlino: Destiny-Breast05 e Destiny-Breast11.
Entrambi hanno valutato trastuzumab deruxtecan, un anticorpo monoclonale coniugato di nuova generazione, in donne con tumore del seno in stadio iniziale Her2 positivo, mostrando un beneficio clinico senza precedenti sia dopo l’intervento (post-neoadiuvante), sia prima della chirurgia (neoadiuvante).
Un passo avanti decisivo dopo l’intervento
Lo studio, condotto in collaborazione con NSABP, German Breast Group, AGO-B e SOLTI, ha coinvolto oltre 1600 pazienti in cinque continenti. I risultati dello studio di Fase III Destiny-Breast05 hanno evidenziato un miglioramento altamente significativo della sopravvivenza libera da malattia invasiva (IDFS) con trastuzumab deruxtecan rispetto a trastuzumab emtansine (T-DM1), attuale standard di cura. Lo studio ha coinvolto pazienti con tumore del seno precoce HER2+ e malattia invasiva residua nella mammella e/o nei linfonodi dopo la terapia neoadiuvante. Trastuzumab deruxtecan ha ridotto del 53% il rischio di recidiva o di morte. A tre anni, il 92,4% delle pazienti trattate con trastuzumab deruxtecan era vivo e libero da malattia invasiva, rispetto all’83,7% di chi aveva ricevuto T-DM1.






