Per un quarto di secolo il trattamento del tumore al seno ormono-sensibile in fase precoce è rimasto fermo, imprigionato in una sorta di immobilità terapeutica. Al San Antonio Breast Cancer Symposium 2025, però, è emerso un dato che rompe questa lunga stasi. Giredestrant, molecola che ha ridotto del 30% il rischio di recidiva invasiva o di morte rispetto alle terapie endocrine standard. Un risultato che rappresenta una vera discontinuità clinica e che potrebbe ridefinire lo standard di cura per le pazienti con tumore al seno ER-positivo e Her2-negativo.

Venticinque anni di attesa clinica

Il tumore al seno HR-positivo rappresenta circa il 70% delle diagnosi. Per queste pazienti le terapie endocrine adiuvanti, come tamoxifene e inibitori dell’aromatasi, sono state per anni l’unica strategia per ridurre il rischio di recidiva. Hanno salvato molte vite, ma non hanno mai risolto del tutto il problema: fino a un terzo delle donne vede comunque ritornare la malattia durante o dopo il percorso terapeutico. A questo si aggiunge la difficoltà di aderire a trattamenti che spesso causano effetti collaterali persistenti, capaci di spingere alcune pazienti a interrompere le cure prima del previsto.